TAGIKISTAN / KIRGHIZISTAN – La Pamir Highway

Alla dogana uzbeko/tagika di Granidza mi carica Reza, il simpatico camionista iraniano che, a causa della strada totalmente sbrindellata, capace di mettere a dura prova un carro armato, tribola ben 3 ore per completare i 66 km che conducono alla capitale Dushambe. E’ mezzanotte quando mi corico al Vahsah Hotel, un fatiscente edificio color rosa sulla via principale, Rudaki Avenue, accanto al teatro “Opera Ballet” Ayni: ottimo punto di riferimento per orientarsi in città… Tutti sanno dov’è. Si nota subito, da tanti dettagli, che il Tagikistan è più povero dei paesi visitati in precedenza, ovvero Turkmenistan e Uzbekistan. Per la sua morfologia, prevalentemente montuosa, meno del 7% della terra è coltivabile. La frontiera segna altresì il confine tra due blocchi linguistici e culturali distinti: di qua il persiano e di là il turcomanno, che ciascuno vanta con fierezza. Inoltre, in Tagikistan non hanno sostituito i caratteri cirillici con quelli latini e, tanto per comprendere i gusti musicali della gente comune, a Toto Cutugno, amato oltre confine, qui si preferisce Adriano Celentano, proprio come in Russia. Frutto di una esportazione culturale a volte imbarazzante. Mi obbligano a cantare.

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